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Rassegna di pittori italiani

Solo quadri di artisti che utilizzano un linguaggio pittorico chiaro e aderente alla realtà.  Immagini, ma anche conversazioni e saggi su tecnica e interpretazione della pittura e della storia dell'arte.

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Testi

Con questo articolo si vuole sottolineare quanto sia difficile l'interpretazione di un'opera d'arte e, nello specifico, il quadro di un grande maestro del seicento italiano. L'opera che presento è "Il Paradiso" di Marcantonio Bassetti. Si tratta di un olio su tela delle dimensioni di cm 41 x 62; conservato in una collezione privata.

Bassetti-marcantonio-paradiso-numeri

 I personaggi di questo quadro sono stati numerati e, per molti, ho cercato di identificarli.

1 – Cristo
2 – Il Padre
3 – Arcangelo Gabriele

Bassetti marcantonio paradiso alto
Da 4 a 12 – Nove santi non identificati. Quelli contrassegnati con 8 e 9 agitano un ramo di palma, verosimilmente sono dei martiri.

Leggi tutto: Interpretazione di un quadro di Marcantonio Bassetti

L'Accademia di Belle Arti di Brera è il più antico e il più conosciuto ateneo artistico italiano; ha sede a Milano in via Brera 28.

L'Accademia sorge nel 1776 per volontà dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria. In quegli anni Milano era territorio austriaco e con questa istituzione si voleva offrire un punto di riferimento ai giovani che volessero intraprendere una carriera artistica. Come è noto nel settecento e nei secoli precedenti la formazione avveniva sempre attraverso la frequentazione di una bottega di un pittore o di uno scultore. L'allievo conosceva quindi un solo modo di dipingere e pertanto doveva necessariamente adeguarsi al maestro. L'unica cosa che poteva fare era cambiare maestro. 

Con l'istituzione dell'Accademia si sono riuniti in un unico luogo artisti molto capaci, con tendenze e sensibilità diverse.

Leggi tutto: Accademia di Belle Arti di Brera, Milano

Il dipinto di questo mese vuole essere un omaggio ad un grande medico che non tutti conoscono. Nell’acquerello di questo pittore anonimo è rappresentata una corsia del reparto ginecologia del più importante ospedale di Vienna nella prima metà dell’ottocento.

Anonimo Ignaz Semmelweis

Anonimo, "Ospedale di Vienna e Jgnác Semmelweis", acquerello 

 

E’ interessante spiegare questa storia dalle sue origini. Il prof Joann Klein nel 1834 aveva assunto l’incarico di direttore della prima clinica ostetrica di Vienna, e pochi anni dopo aveva creato una seconda clinica diretta dal dott. Bartch con una assistenza medica di livello inferiore e dove a far partorire le donne erano le ostetriche. Il medico a cui dedico questo articolo è di origini ungheresi, si chiama Jgnác Semmelweis (1818-1865), aveva studiato ginecologia nell’ospedale di Vienna e lì si era specializzato nel 1846.  Egli aveva notato che nella prima clinica le donne che presentavano febbri puerperali erano più numerose rispetto a quelle che venivano ospedalizzate nella seconda clinica. Queste febbri erano molto pericolose, in quel periodo non esistevano gli antibiotici e di conseguenza erano responsabili di una elevata mortalità. La differenza tra le donne morte nella prima clinica e quelle decedute nella seconda era notevole: circa di 10 a 1. Cercò di studiare il fenomeno. Notò che nella prima clinica viennese erano sempre i medici a visitare le partorienti e ad aiutarle nel momento del parto. Nella seconda clinica l’assistenza era fornita quasi esclusivamente dalle ostetriche. Osservò che le ostetriche si lavavano diligentemente le mani, pratica del tutto trascurata dai medici della prima clinica.

Nell’anno 1847 Semmelweis diede ordine a tutto il personale medico e non medico della prima clinica di lavarsi le mani con ipoclorito di calcio. La mortalità scese rapidamente (459 decessi nel 1846 contro i 176 decessi dell’anno seguente). Nel 1848 la mortalità fu ancora più bassa e raggiunse solo l’1% delle pazienti ricoverate, percentuale del tutto sovrapponibile a quella della seconda clinica.

L’infezione puerperale veniva diffusa soprattutto perché i medici eseguivano autopsie sulle donne decedute e, non lavandosi le mani, trasmettevano infezioni durante le visite in corsia. Indirettamente Semmelweis aveva accusato i medici di essere responsabili della diffusione di malattie infettive. Il mondo accademico viennese reagì con estrema decisione. Le teorie di Jgnác Semmelweis vennero considerate sbagliate e offensive; venne rapidamente licenziato. Nella clinica si continuò a lavorare con i vecchi metodi e le morti ripresero a salire.

Occorre tener presente che nella prima metà del secolo XIX la contaminazione batterica non era ancora stata dimostrata.

Dopo il licenziamento la vita di Jgnác Semmelweis ebbe un rovinoso declino, egli era convito della sua idea e continuò a sostenerla. Tutto il mondo scientifico di allora si scagliò contro di lui. Venne considerato pazzo e rinchiuso in un manicomio ove morì nel 1865, forse anche in seguito a percosse.

Il dipinto mostra Jgnác in abito scuro in alto a sinistra, accanto a tre giovani medici. Non si tratta di un’opera artisticamente importante, ma è estremamente significativa per comprendere quanto sia grande l’ignoranza umana. Nemmeno di fronte all’evidenza della morte il mondo scientifico del tempo volle piegarsi.

Ricordo che nel 1864 Pasteur dimostrò la contaminazione batterica e pubblicò i suoi studi. Fu proprio questo grande microbiologo francese ad approfondire le teorie del ginecologo ungherese e nel 1879 Louis Pasteur spiegò al mondo scientifico che Semmelweis aveva ragione. 

 

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diagnosi & Terapia  

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La celebre natura morta “fruttiera di persici” di Ambrogio Figino è stato il quadro che ho utilizzato per iniziare una rubrica dedicata all'arte sulla rivista Diagnosi e Terapia del novembre 2016.   http://www.det.it

Proviamo a pensare ad una vita senza salute, a quel punto anche l’Arte perderà d’interesse. Tutti siamo d’accordo nel dire che la salute è un bene essenziale, ma l’Arte viene subito dopo perché ci eleva spiritualmente.

Che cosa sia la salute è intuitivo ma “che cos’è l’Arte?” è una domanda molto difficile. Contrariamente a tutti quei “professori” che sanno riconoscere le opere d’Arte io ho sempre chiarito che la parola Arte è indefinibile. Quindi occorre molta cautela nell’enfatizzare un’opera.

In questa rubrica affronteremo solo alcuni aspetti dell’Arte pittorica. Ritengo che un quadro debba esprimere concetti, la pittura è una lingua con una sua precisa morfologia e sintassi. Come tutte le lingue serve per esprimere il pensiero di un uomo e comunicarlo agli altri. Il bravo pittore è colui che raggiunge l’eccellenza nell’espressione. Inoltre sono del parere che si possa valutare con onestà intellettuale ogni cosa, ma è più facile farlo su ciò che appartiene al passato.

 Figino Ambrogio fruttiera persici

Fruttiera di persici (pesche), Giovanni Ambrogio Figino, olio su tavola, cm. 21x29,4

 

Un quadro molto noto col quale ho aperto la pagina dedicata all’arte su Diagnosi e Terapia è la “fruttiera di persici”  di Ambrogio Figino (Milano 1553/ Milano 1608).

Leggi tutto: Il mangiar sano su un piatto d’argento … da un’idea rivoluzionaria di Ambrogio Figino

Col termine pittura di genere si intende una pittura rappresentativa della vita di ogni giorno. Non esiste un particolare periodo nel quale questo genere di pittura si è sviluppata e diffusa. I primi quadri di questo tipo sono stati olandesi. Tra i primi a rappresenterare questo tipo di pittura ricordiamo il fiammingo Joackim Beuchelaer (1533-1574).
Vengono indicati come i primi quadri di genere italiani "la fruttivendola" (1580) di Vincenzo Campi e  "il mangiafagioli" di Annibale Carracci (1560-1609) dipinto nel 1585. Altro artista italiano interessante è stato Bartolomeo Passerotti (1529-1592) che dipinse soprattutto scene di macelleria. Anche il Caravaggio coi suoi quadri "i bari" e il "ragazzo con canestro di frutta" si è avvicinato molto alla pittura di genere.
Diffusione maggiore di questo tipo di pittura avvenne nel settecento e nell'ottocento. Tra gli artisti più noti ricordiamo Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), Giacomo Ceruti detto il Pitochetto (1698-1767), Pietro Longhi (1701-1785), Gabriele Bella (1730-1799) e Gaetano Chierici (1838-1920)

 

 

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Un articolo sulla "fruttiera di persici" di Ambrogio Figino, è presente sul numero 9 del 20 novembre 2016 a pagina 11

Figino Ambrogio fruttiera persici

Sul numero di settembre 2017 è stato pubblicato un articolo sul quadro "Santa Elisabetta cura i tignosi" di Esteban Murillo.
Altri articoli sono sulla notte di Natale del Correggio, sul medico chirurgo Billrhot, sul medico Jgnàc Semmelweis, sul freddo e l'inverno, su "scienza e carità" di Pablo Picasso.

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