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Rassegna di pittori italiani

Solo quadri di artisti che utilizzano un linguaggio pittorico chiaro e aderente alla realtà.  Immagini, ma anche conversazioni e saggi su tecnica e interpretazione della pittura e della storia dell'arte.

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Questo quadro è una precisa e minuziosa scena che descrive la fine della battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859. In una rubrica che parla ai lettori di arte e di salute sembra un quadro fuori tema, ma non è così. E’ stata questa una delle più sanguinose battaglie della storia. Gli eserciti piemontese e francese da un lato e l’esercito austro-ungarico dall’altro si sono battuti per l’indipendenza del nostro paese. Sul campo si vedono molti soldati austriaci, riconoscibili per i pantaloni azzurri e la giubba bianca. Siamo alla fine del giorno, il cielo è nuvoloso, c’è ancora polvere nell’aria e un ultimo raggio di luce rischiara la scena. Questa luminosità sapientemente dosata separa due gruppi di militari.

Anonimo Battaglia di Solferino Henry Dunant

Non è noto il nome del pittore, ma sicuramente è stato un artista con notevoli capacità espressive. Ha saputo cogliere il momento più drammatico: la battaglia è finita e sul campo solo dolore e morte. L’ignoto autore ha dipinto soldati in piani diversi. Ha saputo cogliere nei volti e nei gesti la sofferenza di coloro che hanno vissuto una giornata epica. Il momento di dolore e desolazione per i numerosi morti e feriti è stato pittoricamente descritto con un’intensità senza pari. Nei gesti si riconosce anche quell’umanità sempre presente negli uomini: dopo essersi affrontati a colpi di fucile e di baionetta, i soldati si aiutano a vicenda, indipendentemente dal colore della divisa.

Tutti i particolari di questa tela concorrono a descrivere dolore e sofferenza. Al centro del quadro alcuni uomini a cavallo. Chi sono? Qui l’interpretazione è incerta. Uno dei cavalieri potrebbe essere Henry Dunant. Non ha molta importanza se tra quegli uomini a cavallo c’è questa specifica persona. L’importante è che una scena come questa è stata vista proprio da Henry Dunant (1828-1910). Un cittadino svizzero di elevata cultura e molto sensibile che ha capito che la guerra, pur con la sua crudeltà intrinseca, avrebbe dovuto essere affrontata dalle nazioni in conflitto in modo diverso. Aveva capito che i feriti e i moribondi non si devono separare in due gruppi per il colore della divisa, perché gli uomini sono uguali nella sofferenza. Coloro che lottano per sopravvivere devono essere aiutati e salvati. Osservando una scena simile a questa, prestando la sua opera, facendo queste riflessioni, Henry Dunant ebbe un’idea straordinaria: costituire un nucleo di persone, soprattutto medici, infermieri e barellieri, che potessero allontanare, indi salvare i militari che non erano più in grado di combattere. Lasciare queste persone agonizzanti sui campi di battaglia avrebbe inutilmente incrementato il numero dei morti, senza incidere minimamente sull’esito della battaglia. Aiutare queste persone sarebbe stato un atto di umana pietà in situazioni dove poche ore prima dominavano solo istinti selvaggi e disumani. Da una visione reale, del tutto simile al quadro che presento, è nata a Ginevra nel 1863 la Croce Rossa Internazionale, la più importante organizzazione umanitaria oggi esistente. Il merito di aver creato questa organizzazione spetta ad un uomo a cui la nostra civiltà deve molto e che non dobbiamo dimenticare: Henry Dunant. 

 

Questo articolo è stato pubblicato su
la rivista Diagnosi e Terapia nella rubrica "Arte e Salute".  www.det.it 

 

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