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Le donne hanno avuto un ruolo importante nel risorgimento italiano e molti pittori le hanno immortalate in diversi quadri e affreschi. In questo articolo pubblicato sul n. 5 / 2019 della rivista Diagnosi & Terapia ho esaminato un quadro di Giovanni Fattori.

“Illustrare la vita sociale nelle sue manifestazioni più tristi: ciò mi ha fruttato che i miei quadri non sono mai andati a genio né ai negozianti né agli amatori, i quali amano soggetti sensuali e volgari …. Mi sono interessato anche di mettere sulla tela le sofferenze fisiche e morali di tutto quello che disgraziatamente accade.” Queste non sono parole mie, ma sono state scritte da Giovanni Fattori (1825-1908) e sono state trovate in uno dei suoi libretti di appunti.

Giovanni è stato uno dei più importanti pittori italiani dell’ottocento. Gli storici dell’arte lo considerano il maggior esponente del movimento dei macchiaioli toscani. Per motivi stilistici e tecnici la pittura dei macchiaioli ha molte analogie con quella degli impressionisti francesi. I macchiaioli non sono dei seguaci dei transalpini; rappresentano una corrente artistica originale italiana. Fattori è stato in Francia e a Parigi solo come anziano turista e non come allievo. Ritengo Giovanni Fattori un grande uomo e come tutti i grandi non si riesce ad inquadrare in una corrente pittorica. Egli esprime la sua concezione della vita in piena autonomia e lo fa attraverso i suoi scritti, peraltro poco conosciuti, e soprattutto attraverso i suoi dipinti.

Oggi propongo un quadro rappresentativo delle idee del grande maestro toscano: “Il campo italiano alla battaglia di Magenta.” Negli anni dell’unificazione del Regno venne bandito un concorso di pittura per realizzare quadri celebrativi delle battaglie vittoriose che portarono all’unità. Questo concorso venne fortemente voluto dal ministro dell’Interno, il barone Bettino Ricasoli. Giovanni Fattori presentò un bozzetto, vinse il concorso e realizzò quest’opera di grandi dimensioni.

La scelta di Fattori non fu quella di dipingere festeggiamenti di soldati piemontesi o militari austriaci in fuga; egli si concentrò sulla battaglia appena finita.

Fattori Giovanni Battaglia Magenta

 

Al centro del quadro c’è un carro trainato da un cavallo dove due suore e un militare raccolgono i feriti. Il combattimento è finito con la vittoria. Sicuramente i soldati percepivano che si sarebbe vinta la guerra, ma il pittore toscano si concentra sulla tristezza di chi si trova sui campi dopo una battaglia. La staticità di molti soldati, ritratti quasi tutti di spalle, contrasta con due suore particolarmente attive collocate in posizione privilegiata nella parte animata.

Fattori è stato un pittore ed un uomo molto realista. Con questo quadro ci fa capire l’importanza di chi sta nelle retrovie. Nelle guerre risorgimentali molte donne seguivano i combattenti, segno inequivocabile di una partecipazione globale di tutto il popolo. C’erano vivandiere, sarte, infermiere improvvisate. Nello specifico vediamo le due suore che si prodigano ad individuare e curare i feriti. Certamente non sono arrivate a battaglia finita, ma avranno passato notti e giorni dietro alle truppe. Per Giovanni Fattori, uomo di grande sensibilità, con questa e con altre opere ci ricorda che nelle guerre è importante la vittoria, ma è fondamentale vincere la ricostruzione che verrà. Per uscire vittoriosi da quest’ultima battaglia uomini e donne devono agire in modo coordinato, devono avere sempre gli stessi obiettivi. Questo, in ultima analisi, è stato lo spirito che ha animato i nostri avi che hanno costruito l’Italia ed è il messaggio che l’autore ci trasmette.  

 

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Questa è la prima regola della prospettiva aerea.

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