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Rassegna di pittori italiani

Solo quadri di artisti che utilizzano un linguaggio pittorico chiaro e aderente alla realtà.  Immagini, ma anche conversazioni e saggi su tecnica e interpretazione della pittura e della storia dell'arte.

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La “Lettera a Clemente Rebora” scritta da Franco Esposito nel 1996 è un piccolo volume di 40 pagine che contiene affermazioni importanti per capire la realtà che ci circonda.

Il lavoro è straordinario. “Può un vivente, come fa qui Esposito, parlare ad un morto? Non corre il rischio che una parte del proprio sé (l’io reale) si rivolga ad un’altra parte (l’io virtuale), scambiandola per un interlocutore amico?  Il rischio c’è e l’autore lo sa. …”   Con queste parole inizia la presentazione del libro scritta da Umberto Muratore.

Il lago dei sogni è una lettera aperta rivolta ad un sacerdote e poeta deceduto quasi quaranta anni prima ed anche indirizzata agli uomini che agiscono osservando il proprio senso morale. Alla base di quest'opera, non poteva mancare, una conoscenza ed una stima profonda tra i due personaggi.

Come mai cito questa “Lettera” in un sito che parla di quadri e di pittura?

Tutto il sito quadriitaliani.it e l'impostazione che ho voluto dare non è certo letteraria, ma pittorica. La pittura è una delle massime espressioni dell’arte perché pittura e disegno manifestano un linguaggio universale; non è così per la poesia e per la letteratura. Parlo quindi di arti molto diverse, ma che hanno qualcosa in comune: il concetto di Arte.

Ho scritto qui e altrove diversi articoli sull’Arte, cioè su quello che ritengo essere il fenomeno più misterioso della storia dell’umanità. Sappiamo che Arte è una parola indefinibile (vedi che cos’è l’Arte), però a questo termine attribuiamo molti contenuti. In particolare Arte è espressione, ma non basta, è espressione ai massimi livelli. E’ un modo di esprimersi che necessariamente deve essere compreso, ed aggiungo, senza bisogno di un interprete. Ovviamente mi riferisco all’arte pittorica. Quando si parla di scrittura e di poesia il discorso è diverso.

esposito franco il lago dei sogni clemente rebora

Qui mi riallaccio al libro “Il lago dei sogni”. Arte è un problema di contenuti e di espressione. Un artista deve avere un contenuto da esprimere ed essere in possesso di un mezzo idoneo ad esprimerlo. Sotto l’aspetto artistico pittura e poesia rispondono alla medesima legge. Questo problema è indicato molto chiaramente da Franco Esposito laddove (pag. 19) citando Cioran, scrive: “Lo scrittore si guardi bene dal riflettere troppo sul linguaggio, eviti ad ogni costo di farne l’oggetto delle sue ossessioni, non dimentichi che le opere importanti sono state fatte a dispetto del linguaggio. Un Dante era assillato da quello che aveva da dire, non dal dire.”

Il discorso è chiaro, il punto di partenza fondamentale per ogni artista, sia esso pittore, letterato o poeta, è avere qualcosa da dire. Il secondo passo è come dirlo. Qui si entra nel problema del linguaggio. Ho sempre sostenuto che il disegno e la pittura sono una lingua e quando un artista vuole esprimersi con un quadro, deve necessariamente avere qualcosa da dire e conoscere il linguaggio pittorico. Errori tecnici nella pittura sono concessi, ma nella sostanza il linguaggio deve essere intelleggibile. Ho detto più volte che l’astrattismo è una banalità, è niente. Ammesso e non concesso che esista un linguaggio astratto: che senso ha utilizzare una lingua che solo l’autore conosce e che altri fingono di essere gli unici interpreti?

Per nostra fortuna le poesie e i romanzi astratti, cioè scritti in una lingua che solo il poeta o lo scrittore conosce, non esistono. Quindi il concetto è chiaro: il mezzo espressivo deve essere idoneo, intelleggibile, ma l’artista non deve farne una ossessione.

Scrive Esposito rivolgendosi a Rebora (sempre a pag. 19) “Più volte, con tono di rimprovero, mi hai ripetuto che essere compreso o, peggio ancora, tentare di essere compreso per forza, con violenza, anche se verbale, è una vera sfortuna per un autore. L’autore ha solamente l’obbligo morale di andare avanti nelle sue ricerche, senza mai porsi come fine quello di accontentare i suoi lettori o, peggio ancora, litigare con i suoi detrattori, tradendo così la sua missione.”

Anche qui si rivela la grandezza di Rebora e implicitamente di Esposito. Il punto fondamentale che caratterizza l’attività di un artista (pittore o poeta è uguale) è avere un contenuto da esprimere. Elemento fondamentale è che l’artista abbia una sua idea da seguire e da portare avanti. Deve infischiarsene di coloro che si qualificano come esperti. Ho sempre sostenuto che Arte è indefinibile e pertanto non può esistere una persona esperta in una cosa che non sa che cos’è. I cosidetti esperti d’arte o critici devono essere ascoltati soppesando le parole e dando a queste una abbondante tara. Chi critica una poesia o un quadro ha una sua idea di arte poetica o pittorica, ma questa sua idea è un concetto senza valore. Molti usano la parola emozione. Per loro un quadro o una poesia devono emozionare. Il concetto di emozione non ha nulla da spartire con il concetto di Arte. Se un critico è così povero intellettualmente che si emoziona davanti a macchie di colore o ad una tela tagliata non possiamo farci nulla. Non lasciamoci trascinare da una fantomatica originalità a tutti i costi. Non adeguamoci al pensiero di queste persone. Lasciamoli bollire nel loro brodo e andiamo avanti.

Proseguo riprendendo un'altra frase che Franco Esposito rivolge a Clemente Rebora (pag. 17): “Mi basta sapere che in una società dove prevale l’omertà, la disonestà intellettuale, le logiche di clan, la tua irregolarità si accende come un faro di civiltà e di coraggio, e che almeno posso contare sulle tue preghiere, ma soprattutto sulla tua presenza.”

Questi tre aspetti che definiscono la società contemporanea sono fondamentali.

Viviamo nella società dell’omertà. Io sono convinto che molte persone quando vedono una tela tagliata o sbrodolate di colore o altre opere della serie “una cosa così la posso fare anch’io” siano perfettamente d’accordo nel sostenere che il valore artistico di quegli oggetti è zero, ma non abbiamo il coraggio di dirlo. Parlare significa mettersi contro-corrente, fare la figura dei cretini. Purtroppo siamo troppo influenzati dall’effetto massa. Non abbiamo il coraggio di dire che il cubismo è una deformazione che fa schifo; ci adattiamo e nelle “Les demoiselles d’Avignon” vediamo cinque splendide ragazze. Se vediamo cinque abbozzi di donne mal dipinti stiamo zitti per non fare la figura dei cretini. Un analogo discorso non è applicabile alla poesia. Il motivo l'ho spiegato prima, le poesie non si si scrivono con un linguaggio che solo il poeta conosce e il critico finge di saper interpretare. Se un poeta venisse esaltato anche se le sue poesie sono banali, è possibile che qualcuno si alzi e dica che in quelle frasi non c’è contenuto. Il poeta e lo scrittore, per fortuna dell'umanità, sono costretti a scrivere utilizzando una lingua che altre persone conoscono. 

Siamo nella società della disonestà intellettuale. Per tanti uomini l’unica ragione di vita è imbrogliare. Come ti muovi c’è sempre qualcuno che vuole truffarti. Nel campo della pittura, per esempio, si fa credere che acquistare quadri di giovani autori sia un affare. Gli enfant prodige devono essere solo quelli che lavorano sotto l’ala protettiva di specifiche gallerie. Ti fanno credere che in quegli abbozzi di segni e colore si vede l'impronta inequivocabile di un futuro Michelangelo. E' divertente leggere i discorsi dei critici d'arte, tutti si esprimono come autentici indovini; come se le loro affermazioni tra una decina d'anni saranno realtà. Tutto falso, ma l’importante è far credere. L’importante è convincerti di aver fatto un affare. Poi dopo dieci o cinque anni ti accorgerai di aver buttato al vento i tuoi soldi. Se ritornerai in quella galleria vedrai che tutto è cambiato, ora ci saranno altri pittori da sostenere e quelli che dovevano fare esposizioni a Tokyo, o a New York o a Londra; che avrebbero oscurato la fama di Michelangelo non esistono più.

Viviamo in un contesto sociale dove prevale la logica del clan. Moltissime azioni, soprattutto nei settori artistici, sono vincolate alla logica associativa. Il critico, sia che faccia riferimento a quadri o a poesie, stabilisce a priori quali persone esaltare e quali no. Non lo fa da solo, ma lo fa in accordo con altri. La potenza che viene ad avere il gruppo è inimmaginabile. In questo modo si creano i miti, si creano pittori mitici, poeti mitici. Io sono dell’idea che si creano bolle di sapone. Ti incantano per pochi secondi, ma nessuna dura nel tempo. L’Arte, quella che io definisco Arte vera, Arte con la A maiuscola, è un concetto che resiste nel tempo, è un concetto che si dovrebbe valutare dopo un centinaio di anni. Purtroppo la logica del clan è un aspetto molto difficile da spiegare e falsi miti (per esempio in pittura Picasso, Kandinsky, Pollock e tanti altri) reggono solo perché la logica di clan va ben oltre una generazione.

E’ evidente che l’uomo è sfiduciato. Ci si sente come Don Chisciotte di fronte ai mulini. Non ho molta stima negli uomini, però credo nel tempo. Abramo Lincoln disse: “Si può arrivare ad ingannare tutti per un po' di tempo, o alcuni per sempre, ma non tutti per sempre.”

Franco Esposito, rivolgendosi a Clemente Rebora, ha parlato di “irregolarità”. Ha visto nel poeta Rebora un uomo che segue la ragione, per questo lo considera irregolare in un mondo dove tutti si adeguano. Vede in Rebora un personaggio fuori dagli schemi. Un uomo che tutti dovremmo conoscere meglio, proprio perchè guidato dal suo senso morale e dall'onestà intellettuale. Concetti che oggi appaiono anacronistici. Ritengo giusto andare contro l'attuale corrente e cito queste parole con le quali Franco Esposito chiude il suo libro: “Una luce sempre accesa quando non riusciamo a stare al buio.” 

rebora clemente franco esposito stresa

Don Clemente Maria Rebora   (Milano 1885 - Stresa 1957)

"... faro di civilità e di coraggio ..."

 

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