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Rassegna di pittori italiani

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Questo articolo fa riferimento all'epidemia che si sviluppò a Napoli nel 1656, fu una calamità disastrosa, si ritiene che morirono oltre 600mila persone. L'articolo è stato scritto per essere pubblicato a stampa sulla rivista Diagnosi e Terapia, ma come potete capire la stampa è lenta e il Web è molto più veloce. Per migliorare l'utilità di questo sito e anche per poter contribuire alla pubblica iinformazione in questo delicatissimo momento viene parzialmente anticipato in questa pagina WEB.

furst paul medico napoli 1656

Paulus Fürst,Incisione, 1656.

 

COSA OCCORRE FARE PER COMBATTERE UN VIRUS?

Credo che pochi sappiano riconoscere questo strano personaggio che avete appena visto. E’ facile che qualcuno pensi ad una maschera di carnevale. No. ... Si tratta di un medico della metà del secolo diciassettesimo. Qualcuno penserà ad una sorta di stregone o forse era un medico che faceva magie. Nulla di tutto ciò. Per capire dobbiamo arrivare alla Napoli del 1656. In quell’anno dilagava la peste, le persone morivano per le strade, il contagio era molto facile da realizzarsi (1). Il 30 maggio 1656 la Deputazione della salute partenopea emise un bando che precettava i sanitari: medici, chirurghi e barbieri. Ovviamente chi aveva l’obbligo di curare doveva prendere delle precauzioni e questo strano abito costituiva una protezione. Il vestito e il cappello erano di tela cerata, in modo da essere il più possibile impermeabili ai liquidi che avrebbero potuto veicolare l’infezione. Aveva i guanti e poi vediamo che portava degli occhiali e una maschera.

furst paul medico napoli 1656 particolare testa

 

Il significato è chiaro: gli occhiali servivano per proteggere gli occhi da eventuali schizzi di sangue o di altri liquidi. La maschera assomiglia al becco di un uccello ed era una specie di filtro; infatti all’interno si mettevano sostanze aromatiche per “purificare” l’aria prima di respirarla (2). Il bastone non serviva per sostegno, ma era uno strumento professionale. E’ noto che i medici hanno sempre usato la palpazione per capire cosa c’è nel corpo dell’ammalato, ma palpare gli appestati sarebbe stato molto pericoloso. Per non essere contagiati stavano a circa un metro di distanza e utilizzavano il bastone per ogni contatto col paziente (3).

 furst paul medico napoli 1656 particolare bastone


Sono trascorsi quasi quattrocento anni e non è cambiato molto. Mi sento di affermare che le conoscenze e le semplici intuizioni erano corrette. Le malattie infettive si diffondevano con l’espirazione e quindi cercavano di filtrare l’aria con questo becco colmo di sostanze che si ritenevano disinfettanti.

I medici del seicento non avevano il microscopio, ignoravano l’esistenza dei batteri e non pensavano nemmeno che esistessero i virus. Hanno costruito una loro teoria sulla diffusione della peste e l’hanno applicata. Ci vorranno circa 250 anni affinché il biologo Carl Flügge dimostrasse l’effettivo passaggio di germi e di virus attraverso microscopiche goccioline che ogni uomo emette nell’aria col suo respiro. Questo è noto come il principale meccanismo di diffusione di virus e batteri. Il concetto è valido anche oggi per il nuovo coronavirus (Covid-19). Per difendersi al posto della tela cerata ci sono i camici e i guanti monouso. Per evitare il contagio bisogna stare attenti alle persone, non stare troppo vicini. Il bastone non è così necessario, ma mantenere le distanze lo è. Come pure importante è filtrare l’aria che si respira. Anche qui non è necessaria una maschera col becco, ma una mascherina apposita e utilizzarla sempre quando si gira tra la gente. Gli abitanti del regno di Napoli hanno contato 600.000 decessi.

L’immagine che vedete è una acquaforte di Paulus Fürst (1608 – 1666), editore e incisore di Norimberga. Non mi sento di interpretarla come un’opera d’arte, ma è sicuramente una immagine chiara che ci fa capire come i nostri avi hanno affrontato la peste.

I mezzi di difesa, come ho descritto guardando questa incisione, non sono dissimili dai mezzi attuali (4). C’è una differenza sostanziale tra le persone di quattrocento anni fa e la gente di oggi. Nel napoletano dove c’era più del 90% di analfabeti, col semplice passaparola, hanno creduto. Le persone hanno compreso il pericolo ed hanno cambiato le loro abitudini.

Oggi le persone si illudono di essere evolute e pensano di essere intelligenti. Soprattutto i giovani appaiono scettici e molti di loro fanno la vita di sempre. L’illusione è quella che se anche mi ammalo prima o poi guarisco. Purtroppo virus e batteri non si vedono, ma ci sono. Il Covid-19 spaventa perché molti non credono che costituisca un pericolo.

Cosa occorre fare per combattere un virus? Il primo passo per combattere un virus è credere alla sua esistenza e alla sua pericolosità.

Il secondo passo è stare in casa, non circolare per le strade: il Covid-19 non ha gambe, ma corre velocissimo con le gambe degli uomini.

Carlo Govoni

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1)  Lo storico a cui si fa spesso riferimento per capire cosa è successo a Napoli nel 1656 è il religioso milanese Padre Bernardo Banfi. Abbiamo poche notizie su Padre Banfi. Egli divenne Priore Generale dell'Ordine San Giovanni di Dio d'Italia nell'anno 1721. sappiamo che scrisse un importante libro stampato a Roma nel 1724 "Bollarium totius Ordinis hospitalaris S. Joannis de Deo" (sull'ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio). Padre Bernardo Banfi ha vissuto tra la fine del seicento e la prima metà del settecento ed ha raccolto le testimonianze dei religiosi che sono andati ad occupare le chiese del sud d'Italia, essendo molte di queste rimaste prive di sacerdoti. Sappiamo che raccolse queste testimonianze e le pubblicò nel 1730  "Relazioni di alcuni religiosi stranieri, i quali dopo il Contaggio del Regno di Napoli, accaduto l'anno 1656, presero l'Abito nella riformata provinzia."  In questo libro venne descritta la peste a Napoli di 74 anni prima. Ecco un passo di questo libro: "... dirò solo che per ritrovare in quel tempo un Uomo vivente, era d'uopo (correndo più giornate di buon cammino) incontrar prima un Infinità di Uomini morti."  La situazione era spettrale, camminando per il Regno di Napoli (attuale Italia meridionale) bisognava percorrere parecchi chilometri nelle campagne per incontrare un uomo vivo. Le persone morivano nelle case, ma sicuramente molti, nel disperato tentativo di trovare aiuto, sono morti nelle strade e nessuno si era preoccupato di seppellire i cadaveri. Sicuramente il passaggio dalla peste alla normalità è durato parecchi anni ed è stato caratterizzato da scene che per noi appaiono incredibili.

 

2)  Non sappiamo che cosa usassero nel 1656 a Napoli come sostanze aromatiche. E' noto che in quegli anni si attribuivano importanti proprietà terapeutiche all'aglio. In questo ortaggio è stata individuata una sostanza: l'allicina (molto presente nell'aglio rosso) che è da considerarsi un antibiotico naturale. E' verosimile che contro i batteri un antibiotico naturale abbia potuto avere un minimo di efficacia. L'agente eziologico della peste è un batterio (non un virus) ed era chiamato "Pasteurella"; poi nel 1944, in onore del suo scopritore venne chiamato Yersinia pestis. Il problema è che il Covid-19 è un virus e non ci sono evidenze che l'allicina possa essere efficace. L'allicina penso che serva a poco, l'unico effetto è chi mangia aglio ha un alito puzzolente che allontana le persone. Tenere gli altri alla distanza di un bastone, ha il medesimo effetto.

 

3)  Il bastone presenta sulla sommità una clessidra e delle ali di uccello, questo è un particolare di non chiara interpretazione.

furst paul medico napoli 1656 clessidra alata

La clessidra indica il tempo che passa. Le ali di pipestrello potrebbero indicare un segno di sventura imminente. Tra le superstizioni della Napoli del seicento, ma verosimilmente già nella Napoli del medioevo, c'erano dei segni di presagio infausto correlati agli uccelli. I più noti sono lo stridere della civetta, il canto notturno del gufo e la comparsa di un pipistrello. 
Credo che l'insieme clessidra e ali di pipistrello non fossero realmente presenti sulla sommità del bastone in quanto non mi sembra semplice reperire tali ali e soprattutto conservarle. Ritengo che si tratti di una libera interpretazione dell'incisore. Inoltre un normale bastone era un valido aiuto per il medico. Gli consentiva di scoprire il paziente senza avvicinarsi troppo, serviva per tastare il corpo, per capire quale pressione si dovesse esercitare per provocare dolore; pertanto il bastone terminava con una punta arrotondata. Il bastone aveva anche lo scopo di tenere le persone, soprattutto i parenti e gli amici del paziente, ad una distanza di circa un metro e mezzo.
Mi sento più sicuro nell'interpretare il disegno simbolico in modo unitario, come "clessidra alata". Per clessidra alata si intende lo scorrere molto veloce del tempo e la sua inevitabile conclusione con la morte. Questo simbolo non è raro trovarlo nelle opere d'arte funeraria italiana del XIX° secole, ma come dimostra l'incisione di Fürst si tratta di una simbologia già nota nel 1656.

clessidra alata simbolo del tempo che passa secolo XIX

Qui sopra si riporta un esempio di clessidra alata,
è un bassorilievo presente in una tomba italiana del secolo XIX.
Perché nei cimiteri si faceva riferimento ad una clessidra e mai, per esempio, ad una meridiana?
Nel movimento dall'alto verso il basso della sabbia si può vedere un ritorno
verso la terra, quindi in terra.
La clessidra alata simboleggia la vita che vola via veloce e termina con la sepoltura.

 

4)  Nel seicento i medici si proteggevano con la tela cerata, oggi i mezzi di protezione individuali sono di materiale monouso.  Se si guarda questa fotografia e la si confronta con l'incisione di Fürst le differenze ci sono, ma ci sono anche molte analogie. Vorrei che le persone capissero che nella lotta contro le malattie infettive e diffusive non ci sono stati enormi progressi

coronavirus medici ospedale italiano 2020

 

Vorrei che le persone capissero che oggi è molto difficile curare chi è affetto da coronavirus. Non facciamoci illusioni e non pensiamo di essere sicuri perché siamo giovani o perché ci raccontano che abbiamo il miglior sistema sanitario d'Europa o nelle cronache si riportano gli elogi che la Comunità Europea fa ai nostri medici. Le difficoltà sanitarie sono molte e reali. Pensate ad esempio che in Europa (leggi soprattutto Germania) si costruiscono attrezzature per la rianimazione, ma non le vendono all'Italia.  
Ribadisco le mie conclusioni. Cosa occorre fare per combattere un virus? Il primo passo per combattere un virus è credere alla sua esistenza e alla sua pericolosità.

Il secondo passo è l'isolamento di ogni soggetto e credere all'importanza dell'evitare i contatti con le persone. Uscite di casa solo se è strettamente necessario

Il terzo pericolo lo vedo nella sedentarietà e nell'isolamento psicologico. Non abbuffatevi, alzatevi sempre dalla tavola con la fame. Se siete soli utilizzate il telefono, chiamate amici o parenti. Se non avete nessuno a cui rivorgervi chiamate per telefono il vostro vicino di casa. 

 

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Carlo Govoni

 

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"D'un medesimo colore posto in varie distanze ed eguali altezze, tale sarà la proprorzione del suo rischiaramento quale sarà quella delle distanze che ciascuno di essi colori ha dall'occhio che li vede." Leonardo da Vinci (1452 - 1519)
Questa è la prima regola della prospettiva aerea.

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