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Rassegna di pittori italiani

Solo quadri di artisti che utilizzano un linguaggio pittorico chiaro e aderente alla realtà.  Immagini, ma anche conversazioni e saggi su tecnica e interpretazione della pittura e della storia dell'arte.

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Il dipinto di questo mese vuole essere un omaggio ad un grande medico che non tutti conoscono. Nell’acquerello di questo pittore anonimo è rappresentata una corsia del reparto ginecologia del più importante ospedale di Vienna nella prima metà dell’ottocento.

Anonimo Ignaz Semmelweis

Anonimo, "Ospedale di Vienna e Jgnác Semmelweis", acquerello 

 

E’ interessante spiegare questa storia dalle sue origini. Il prof Joann Klein nel 1834 aveva assunto l’incarico di direttore della prima clinica ostetrica di Vienna, e pochi anni dopo aveva creato una seconda clinica diretta dal dott. Bartch con una assistenza medica di livello inferiore e dove a far partorire le donne erano le ostetriche. Il medico a cui dedico questo articolo è di origini ungheresi, si chiama Jgnác Semmelweis (1818-1865), aveva studiato ginecologia nell’ospedale di Vienna e lì si era specializzato nel 1846.  Egli aveva notato che nella prima clinica le donne che presentavano febbri puerperali erano più numerose rispetto a quelle che venivano ospedalizzate nella seconda clinica. Queste febbri erano molto pericolose, in quel periodo non esistevano gli antibiotici e di conseguenza erano responsabili di una elevata mortalità. La differenza tra le donne morte nella prima clinica e quelle decedute nella seconda era notevole: circa di 10 a 1. Cercò di studiare il fenomeno. Notò che nella prima clinica viennese erano sempre i medici a visitare le partorienti e ad aiutarle nel momento del parto. Nella seconda clinica l’assistenza era fornita quasi esclusivamente dalle ostetriche. Osservò che le ostetriche si lavavano diligentemente le mani, pratica del tutto trascurata dai medici della prima clinica.

Nell’anno 1847 Semmelweis diede ordine a tutto il personale medico e non medico della prima clinica di lavarsi le mani con ipoclorito di calcio. La mortalità scese rapidamente (459 decessi nel 1846 contro i 176 decessi dell’anno seguente). Nel 1848 la mortalità fu ancora più bassa e raggiunse solo l’1% delle pazienti ricoverate, percentuale del tutto sovrapponibile a quella della seconda clinica.

L’infezione puerperale veniva diffusa soprattutto perché i medici eseguivano autopsie sulle donne decedute e, non lavandosi le mani, trasmettevano infezioni durante le visite in corsia. Indirettamente Semmelweis aveva accusato i medici di essere responsabili della diffusione di malattie infettive. Il mondo accademico viennese reagì con estrema decisione. Le teorie di Jgnác Semmelweis vennero considerate sbagliate e offensive; venne rapidamente licenziato. Nella clinica si continuò a lavorare con i vecchi metodi e le morti ripresero a salire.

Occorre tener presente che nella prima metà del secolo XIX la contaminazione batterica non era ancora stata dimostrata.

Dopo il licenziamento la vita di Jgnác Semmelweis ebbe un rovinoso declino, egli era convito della sua idea e continuò a sostenerla. Tutto il mondo scientifico di allora si scagliò contro di lui. Venne considerato pazzo e rinchiuso in un manicomio ove morì nel 1865, forse anche in seguito a percosse.

Il dipinto mostra Jgnác in abito scuro in alto a sinistra, accanto a tre giovani medici. Non si tratta di un’opera artisticamente importante, ma è estremamente significativa per comprendere quanto sia grande l’ignoranza umana. Nemmeno di fronte all’evidenza della morte il mondo scientifico del tempo volle piegarsi.

Ricordo che nel 1864 Pasteur dimostrò la contaminazione batterica e pubblicò i suoi studi. Fu proprio questo grande microbiologo francese ad approfondire le teorie del ginecologo ungherese e nel 1879 Louis Pasteur spiegò al mondo scientifico che Semmelweis aveva ragione. 

 

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diagnosi & Terapia  

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Giovanni Meschini 

I quadri antichi italiani erano spesso commissionati da religiosi, quindi sono molteplici le figure femminili di Sante. Cercheremo di analizzare i loro costumi e i loro attributi o simboli per poterle riconoscere e capire meglio il soggetto di un quadro.

Caratteristiche comuni.
Agnello - è simbolo di mitezza.
Candela o torcia accesa - è simbolo di potenza contro il fuoco
Corona - Ha un duplice significato: origini regali (regina o figlia di Re) ed anche segno che ha subito il martirio. 
Crocifisso - segno di misticismo
Fiore di giglio - è segno di verginità. 
Ramo di palma - è simbolo del martirio. Se una Santa tiene in mano un ramo di palma significa che è stata martirizzata.

Santa Adelaide ( Nel 962 divenne la prima imperatrice del Sacro Romano Impero). Spesso viene raffigurata con un modellino di chiesa in mano. 

Santa Agata - (229/235 - 251)  Il simbolo più frequente sono le mammelle recise su un piatto. Il suo martirio avvenne col taglio delle mammelle. Altri simboli il giglio, il ramo di palma, le pinze, una candela o una torcia accesa. Molto noto il quadro di Gian Battista Tiepolo "il martirio di Sant'Agata" del 1736.

Santa Agnese - (290/293 - 305)  E' stata martirizzata giovanissima, verosimilmente a 12 anni. Le sue caratteristiche iconografiche sono l'agnello in braccio o accanto a Lei, i capelli molto lunghi, la spada e il ramo di palma. L'aspetto fisico è quello di una bambina.

Santa Anatolia - (Roma 225 circa - Tora, 9 luglio 251) Giovane di nobile famiglia, amica di Vittoria. Venne martirizzata con la spada. Nell'iconografia il suo simbolo è la spada. Altra caratteristica è quella di essere raffigurata spesso vicino a Santa Vittoria. Le due fanciulle sono una accanto all'altra nel corteo delle vergini e martiri del mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna

Santa Anna, madre di Maria Vergine - Donna anziana, quasi sempre con manto verde. A volte raffigurata assieme ad una bambina (la figlia Maria).

Santa Apollonia d'Alessandria - (morta nel 249)  E' rappresentata con le tenaglie in mano (tenaglie per estrarre i denti) e ramo di palma.

Santa Barbara - Viene spesso raffigurata con una torre. Altri segni la palma o la corona e penne di pavone.

Santa Blandina di Lione - Vergine e Martire. Viene spesso raffigurata legata ad una colonna e accanto a lei c'è un leone, un toro e un orso.

Santa Brigida di Svezia - I suoi segni sono la corona, spesso tiene in mano una candela accesa, il monogramma IHS. Era molto colta quindi libro, penna e calamaio.

Santa Calliope - ( morì durante la persecuzione dell'Imperatore Decio, forse nel 253) Martire. Abbiamo pochissime notizie. Tra le pene che subì mutilazioni e ustioni ai seni con una torcia. Venne anche fatta camminare sopra cocci accuminati.

Santa Camilla Battista da Varano - (9 aprile 1458 - 31 maggio 1524) E' stata tra le monache clarisse di Urbino. Ha seguito la Regola di Santa Chiara. Viene raffigurata in abiti monastici. E' stata una donna molto colta ed ha sostenuto le idee degli umanisti. Spesso tiene in mano un libro o viene raffigurata nell'atto di scrivere. E' stata una mistica e accanto a Lei, in alcune raffigurazioni, c'è Gesù.

Santa Candida da Napoli - (data di nascita sconociuta - morì nel 78 ) Di nobili origini è la prima cristiana napoletana. Morì per vecchiaia. Non ha simboli particolari. Spesso raffigurata nell'atto di pregare col crocifisso tra le mani.

Santa Caterina d’Alessandria – (287 - 305)  Viene raffigurata accanto ad una ruota rostrata, simbolo del suo martirio. Spesso tiene in mano una foglia di palma. Altri attributi sono abiti regali, un anello, la corona per simboleggiare che era figlia di un re egiziano. In rare raffigurazioni tiene in mano un libro, il Vangelo, oppure una spada. Viene descritta come una donna molto colta. Santa Caterina è stata esclusa dal martirologio dal 1962 al 2002, per dubbi sulla sua santità. In quegli anni si è comunque continuata la sua venerazione.
Santa Caterina è raffiugrata in un pregevole quadro dipinto da Raffaello Sanzio nel 1508 ed ora conservato alla National Gallery di Londra. Il quadro rappresenta la santa con lo sguardo rivolto verso l'alto a sinistra dell'osservatore e riveve luce da quella parte. La mano sinistra appoggia sulla ruota rostrata, unico simbolo di questa martire cristiana.
Molto noto anche il quadro ad opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio dipinto tra il 1598 e il 1599 che ritrae la Santa seduta, alla sua destra c'è la ruota rostrata, simbolo del suo martirio. Caterina triene tra le mani la spada insanguinata, che incrocia a terra il ramo di palma, altri simboli del suo martirio. E' raffigurata in abiti molto raffinati tipici della fine del cinquecento, ritengo per sottolineare l'origine nobile. La ruota viene dipinta dal Caravaggio come rotta. Le leggende sono sempre un poco controverse. Non si sa se la ruota si ruppe, comunque la Santa si salvò dal suplizio di essere schiacciata da una ruota rostrata e per questo motivo venne decapitata con la spada. Particolare piuttosto inconsueto per Caravaggio, viene dipinta una sottile areola attorno alla testa della Santa.  

Santa Caterina da Siena (patrona d'Italia) - (1347    Viene raffigurata con l'abito di suora domenicana (Suore penitenti di San Domenico). L'abito è costituito da una tonaca bianca con cappuccio. Sopra un manto nero e velo nero aderente al cappuccio bianco. Donna di cultura scrisse il trattato "Dialogo della Divina Provvidenza". In mano tiene un giglio bianco. Altro simbolo importante sono le stimmate, cioè le ferite lasciate dai chiodi come aveva Cristo. In alcune raffigurazioni la Santa porta un anello. 

Santa Caterina de' Ricci (Firenze, 23/25 aprile 1522 - Prato 2 febbraio 1590) Religiosa e mistica domenicana. Venne canonizzata nel 1746. Viene raffigurata con saio e velo bianchi. In altri dipinti è raffigurata con saio bianco, mantella e velo neri. I suoi simboli sono il giglio e il crocifisso. 

Santa Cecilia - (II°- III° secolo)  Viene spesso disegnata accanto ad un organo oppure tiene tra le mani il liuto (strumento simile ad un grande mandolino). Altri segni spesso presenti sono il giglio bianco e il ramo di palma. 

Santa Chiara - Crocifisso, lampada e libro della regola. Pastorale da badessa. Ostensorio.

Santa Colomba di Cordova - Martire venne decapitata dai mussulmani.

Santa Colomba di Sens - (morta nel 273) Vergine e martire. Simboli la palma e il giglio. In altre raffigurazioni tiene in mano una colomba bianca.

Santa Cristina di Bolsena (o Santa Cristina di Tiro) - (morta molto giovane - nel 304 circa) Palma del martirio, frecce, coltello, serpenti e macina da mulino.

Santa Domenica di Tropea - Palma del martirio. Secondo la tradizione durante le persecuzioni di Diocleziano venne condannata al rogo, ma si salvò. Venne poi data in pasto ai leoni, ma anche qui si salvò. Venne poi decapitata.

Santa Dorotea - Palma o corona del martirio e fiori.

Santa Elena - Abiti regali. Tiene in mano il modellino di una chiesa. Fece costruire la chiesa della Natività a Betlemme ed anche la chiesa del Santo Sepolcro.

Santa Elisabetta d'Ungheria - Viene rappresentata con la corona e in grembo delle rose.

Santa Elisabetta, madre di San Giovanni Battista - Donna molto anziana, spesso raffigurata accanto ad un bambino.

Santa Emerenziana - ( ? - morì a Roma nel 304 circa) I suoi simboli sono il giglio, la palma e tiene qualche pietra in grembo. Emerenziana venne lapidata ai tempi di Diocleziano.

Santa Francesca Romana - Spesso è raffigurata con accanto l'angelo custode. 

Santa Giovanna d'Arco - (1412 circa - 1431) Canonizzata nel 1920. Viene spesso raffigurata con l'armatura

Santa Giulia (Santa Giulia di Corsica) - (Cartagine 420 - Corsica 450). Il suo martirio avvenne mediante crocifissione. I suoi simboli sono la croce, la palma del martirio e il giglio.

Santa Giuliana Falconieri - (Firenze, 1270 – 1341)  monaca dell’Ordine dei Servi di Maria – ha come segno un’ostia consacrata che scintilla all’altezza del cuore.

Santa Ildegarda di Bingen - (1098 - 17 settembre 1179) Monaca benedettina. E' tra i "Dottori della Chiesa". I suoi simboli sono la penna e il libro, la cetra, il saio e il bastone pastorale.

Santa Lucia – (Siracusa 283 - 304). Viene raffigurata con un piattino nella mano destra sul quale ci sono i suoi occhi. Con la mano sinistra regge quasi sempre un ramo di palma. In alternativa tiene in mano un fiore di giglio. In altre occasioni tiene il piattino con gli occhi nella mano sinistra. A volte non ha il piattino ma gli occhi sembrano attaccati a un sottile ramo. Più raramente tiene in mano il Vangelo.

Santa Marcella - (Roma 330 circa - 410 ) Nobile matrona romana che rimase vedova e si dedicò alla preghiera. Viene solitamente rappresentata con abiti signorili, col velo sul capo e un crocifisso. Quest'ultimo è quasi sempre tenuto con la mano destra.

Santa Maria Maddalena - Maria di Magdala - I suoi simboli sono il teschio, il corcifisso e una ampolla. Il teschio è simbolo della caducità della vita terena. Il crocifisso vuole ricordare la sua presenza sul Golgota. L'ampolla perchè secondo il Vangelo lavò i piedi a Cristo e li profumò con unguento, poi unse con unguento il corpo di Cristo. Viene raffigurata in due modalità: a) prima della conversione (è in abiti regali) e b) penitente. In quest'ultima modalità è nuda, coperta solo di lunghi capelli, oppure con abiti molto semplici. E' in meditazione davanti al crocifisso e accanto a Lei c'è il teschio. Per altre notizie clicca qui.

Santa Maria Egiziaca - Lunghi capelli, leone, crocifisso, teschio e tre pani.

Santa Margherita da Cortona - Ha con sè un cagnolino, il crocifisso e un teschio.

Santa Marta - Palma o corona del martirio, mestoli.

Santa Matilde di Germania (Matilde di Ringelheim) - (Enger 895 circa - Quedlinburg 14 marzo 968) - Moglie di Enrico l'Uccellatore, rimasta vedova si fece monaca. Il suo simbolo più ricorrente è la corona. Altri segni sono lo scettro, un modellino di chiesa, il globo, la borsa del denaro.

Santa Matilde di Hackeborn - (1240 circa - 1298) - Religiosa e mistica tedesca. Monaca benedettina.

Santa Monica, madre di Agostino d'Ipponia - (331 - 387) abito da monaca, crocifisso, in mano libro della regola. L'abito di Santa Monica è stato dipinto in modalità molto diverse. Saio e velo nero. Saio e velo bianco. Saio bianco e velo nero. Santa Monica nell'affresco di Benozzo Gozzoli è raffigurata con un abito molto scuro, sulle tonalità del blu. Ritengo che il colore tradizionale di Santa Monica sia il nero. In tutte le raffigurazioni il sottovelo che avvolge testa e collo è sempre bianco.

Santa Orsola - Palma o corona, una o due freccie in mano.

Santa Petronilla - le chiavi.

Santa Prassede - (II° secolo) Venerata come vergine e martire. Ha cercato di salvare molti cristiani. Viene raffigurata nell'atto di raccogliere il sangue dei martiri. In un quadro di Jan Vermeer è raffigurata con il crocifisso tra le mani mentre stringe una tela da cui gocciola sangue che raccoglie in un vaso. In altre opere è raffigurata assieme alla presunta sorella Prudenziana.

Santa Prudenziana - (II° secolo) Scarne notizie, si pensa che sia stata martirizzata a soli sedici anni. Presunta sorella di Santa Prassede. Viene raffigurata come una giovane donna con ramo di palma. Una sua immagine è nel mosaico absidale della Basilica di Santa Prudenziana. E' raffigurata come molto giovane. 

Santa Rita - (1381 - 1457)  E' una monaca agostiniana e quasi sempre viene raffigurata con l'abito nero da monaca. Attorno al viso una benda bianca e sopra il velo nero. Spesso tiene in mano un crocifisso per simboleggiare che nel 1432 ha ricevuto una spina sulla fronte che si è staccata dalla corona di spine di Cristo. In alcuni quadri il crocifisso è lontano dalla Santa e un raggio luminoso parte dalla testa di Cristo e raggiunge la fronte della Santa. Altri elementi iconografici sono la spina, la rosa e le api.

Santa Rosa da Lima - Spesso ha il bambino Gesù in braccio. I suoi simboli sono l'ancora, le rose, il giglio e la corona di spine. 

Santa Rosalia Sinibaldi - Crocifisso, corona di rose in testa e il teschio.

Santa Rufina e Santa Seconda - Figlie del senatore romano Asterio sono due sorelle. Sotto l'impero di Valeriano ripresero le persecuzioni contro i cristiani e Rufina e Seconda cercarono di fuggire verso l'etruria. Vennero spinte, con torture, a rinnegare la loro fede. Rufina venne decapitata e Seconda venne picchiata fino alla morte. Nell'iconografia sono rappresentate sempre in coppia. Simbolo: palma del martirio. Figure di ragazze giovani.

Santa Sara o Sarah, moglie di Abramo - Secondo la Bibbia (Gen 15   ) ricevette da un Angelo l'annuncio di diventare madre in età molto avanzata. Viene raffigurata come donna dai capelli bianchi, minuta e molto anziana. E' noto un affresco di G.B. Tiepolo 

Santa Sara di Antiochia - (? - Antiochia, 20 aprile 305 circa) Donna di fede cristiana, nonostante i dievieti, fece battezzare i suoi figli. Per questo venne condannata al rogo assieme ai figli. Il suo simbolo è la palma del martirio ed anche il fuoco.

Santa Scolastica - (480 circa - 547 circa) Sorella di San Benedetto da Norcia. libro della regola benedettina e una colomba. Le benedettine hanno velo nero e saio nero.

Santa Seconda - Vedi Santa Rufina e Santa Seconda

Santa Susanna - Tra i suoi simboli c'è la torre, la corona e la palma.

Santa Teresa d'Avila - (1515 - 1582) Canonizzata nel 1622. Saio monacale delle carmelitane scalze: saio marrone, velo nero, un sottovelo bianco che avvolge testa e collo. Altri segni sono la freccia che la ferisce al cuore, il cuore con il monogramma di Gesù IHS e la colomba. E' stata proclamata Dottore della Chiesa. A segno delle sua inquietudine intellettuale viene spesso raffigurata con un libro in mano o nell'atto di scrivere [a tale proposito vedi un dipinto di Pieter Paul Rubens].

Santa Teresa di Lisieux - (2 gennaio 1873 - 30 settembre 1897) E' stata proclamata Dottore della Chiesa.

Santa Veronica - Il suo simbolo è un telo sul quale è raffigurato il volto di Cristo coronato di spine. Appare sempre piangente o dolente.

Santa Vittoria - (230 circa - 18 dicembre 253) giovane romana di nobile famiglia, amica di Anatolia. Venne decapitata con la spada. I suoi simboli sono la spada e il drago. E' nota appunto per aver sconfitto un drago. Santa Vittoria è presente, vicino all'amica Anatolia, nel corteo delle vergini e martiri del mosaico di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna.

 

 

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Per lumeggiatura si intende una tecnica grafica e pittorica dove anzichè far diventare più scure le parti in ombra (ombreggiatura) si schiariscono le parti in luce. Il significato filosofico/artistico di questa tecnica è quello di far emergere le parti in luce.

La lumeggiatura trova le sue radici nell'arte greca, anche se su questo argomento non abbiamo certezze. Si utilizza un colore molto chiaro, coprente, che esalta le parti in luce di un dipinto. Esempi molto antichi di questa tecnica li possiamo trovare nell'arte paleocristiana dove nei dipinti eseguiti all'interno delle catacombe, quindi in ambienti molto bui, era importante un buon contrasto cromatico, soprattutto per i colori chiari, per poter dare volume agli affreschi.
La lumeggiatura viene ripresa nella pittura medioevale delle miniature e quelle di scuola Beneventana ne sono un esempio.
La lumeggiatura verrà poi spesso utilizzata da grandi artisti nel Rinascimento. Per esempio la presenza di parti in chiaro con biacca (un colore bianco coprente) la troviamo nel cartone preparatorio per il quadro Sant'Anna, la Vergine e il Bambino di Leonardo da Vinci. Disegno del 1503/1517 conservato a Parigi, Cabinet des dessins. 

 

 

 

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Che cos'è l'arte?

L'iconografia cristiana è ricchissima di simboli che si sono tramandati nei secoli e costituiscono particolari di estremo interesse per il riconoscimento di un personaggio. Riportiamo i principali simboli presenti nei disegni e nei quadri che raffigurano Cristo, i Santi e altri soggetti.

Agnello - Spesso simboleggia Cristo. In altre occasioni, come accanto ad un Santo o ad una Santa, simboleggia la mitezza del carattere.

Colomba - simbolo purezza e di mitezza. Assume signficiati diversi, simbolo biblico. Noè ricevette un rametto di ulivo da una colomba per comprendere che il diluvio era cessato (Genesi 8, 11). E' simbolo del battesimo (Matteo 3, 16). Dal V° VI° secolo assume il significato di Spirito Santo.

Corona - Simbolo di regalità. Il soggetto era un Re o una Regina, oppure figlio di Re.

Croce latina - Croce dove l'asse verticale è maggiore dell'asse orizzontale. E' usata per simboleggiare passione, morte e resurrezione di Cristo. Era in uso anche prima dell'avvento del crtistianesimo come simbolo di unione tra cielo e terra. Veniva anche usata per indicare i quattro punti cardinali, nella costruzione di case e di città.

Croce di Lorena - Croce dove ci sono due assi orizzontali. Quella più in alto è più corta e serve per l'iscrizione "INRI". 

Croce papale - Croce dove ci sono tre assi orizzontali. L'asse più in alto è più corta, poi una intermedia un poco più lunga e quella inferiore ancora un poco più lunga. Questa croce sta ad indicare i tre ruoli del Pontefice: 1 - Vescovo di Roma, 2 - patriarca dell'Occidente, 3 - successore di San Pietro. 

Giglio - Simbolo di purezza e di verginità. Viene quasi sempre utilizzato per indicare una Santa Vergine.

Libro del Vangelo o più semplicemente un libro - Indicativo della fede cristiana e devozione al Vangelo. 

Mitra -

Nave - E' simbolo di salvezza. Si fa riferimento all'arca di Noè. Viene anche indicata come simbolo di salvezza per chi sale sulla nave, cioè per chi crede nella religione cristiana. A volte sulla vela c'è la croce oppure l'albero maestro presenta una croce.

Palma - Ramo di Palma - è il simbolo del martirio. Viene tenuto in mano dai Santi o dalle Sante che sono stati martirizzati.

Pavone - Simbolo della resurrezione e della vita eterna.

Pellicano - Simboleggia Cristo nell'ultima cena che dona il suo corpo e il suo sangue.

Pesce - E' utilizzato nell'arte paleocristiana. Il simbolo è ottenuto con due linee curve. Venne anche utilizzato come segno di riconoscimento tra due cristiani che non si conoscevano. Uno tracciava la prima curva e se l'altro tracciava la seconda completando il disegno del pesce significava che era un seguace del cristianesimo. Il simbolo pesce deriva dalla parola greca antica ἰχϑύς che è l'acronimo delle parole  ‘Ιησοῦς Χριστός Θεoῦ Υιός Σωτήρ. Il concetto è stato tradotto in latino con la parola ichthýs che è l'acronimo di - Iesùs CHristòs Theù HYiòs Sotèr - che tradotto significa:   Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

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Spada - spesso utilizzato per indicare che il martirio è avvenuto per mezzo di una spada: decollazione o colpo di spada alla gola.

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Zucchetto rosso - semplice copricapo di colore rosso, indossato esclusivamente dai cardinali.

 

 

 

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Il quadro che sottopongo all’attenzione di chi legge la sezione "Arte e Salute" è un’opera giovanile di Pablo Picasso (1881 – 1973) e non è certo l’opera che ha decretato il suo successo. Questo quadro dal titolo “Scienza e carità” è esplicativo di quanto avveniva attorno ad una persona gravemente ammalata nei primi anni del XX° secolo. Al centro la paziente, a sinistra, seduto, c’è un medico che valuta il battito cardiaco e a destra una suora che porge una bevanda e tiene in braccio il figlio della donna.

scienza carita ciencia y caridad pablo ruiz picasso

 

Il quadro si divide verticalmente in tre parti: la scienza, chi soffre e la carità cristiana. Sulla sinistra si vede una porta socchiusa e il medico, questa è una zona con scarsa luminosità. Anche a destra c’è poca luce, vediamo una finestra scura che controbilancia la porta. Al centro c’è la persona sofferente, ma c’è anche la maggior luminosità costituita dal volto della donna, dal chiarore della camicia da notte e delle lenzuola. Anche la tazza assume una posizione privilegiata perché disegnata al centro geometrico della tela. Questo quadro è stato dipinto con notevole realismo, utilizzando una tecnica molto diversa dai quadri che hanno reso famoso il pittore spagnolo. Quest’opera è espressione di una corrente denominata “realismo sociale”. In effetti il tema è insolito, sappiamo che la sofferenza e la malattia raramente sono state il soggetto di un quadro. Il principale obiettivo del realismo è proprio mettere in cornice la vita di tutti i giorni. Nella quotidianità c’è anche la sofferenza per una malattia grave.

L’opera è anche un documento storico di com’era la medicina cento anni fa. Il medico è un uomo come tanti, non ha con sé alcun strumento. Il letto è molto diverso dagli attuali letti d’ospedale, non ci sono monitor, non ci sono supporti per fleboclisi, non c’è nemmeno il comodino, c’è invece un’immagine sacra all’interno di una cornice barocca. L’azione di tastare il polso era l’unico sistema di monitoraggio conosciuto agli inizi del XX° secolo. I medici di quel periodo non erano sprovveduti, avevano precise conoscenze anatomiche e fisiologiche, ma non avevano strumenti. Dall’altra parte (lato destro del quadro) c’è l’aiuto fisico rappresentato da una bevanda calda e la speranza nella fede. 

Dopo poco più di cento anni gli ospedali e l’assistenza ospedaliera sono notevolmente diversi, ma i due concetti ispiratori di questo quadro sono immutati. Da un lato c’è sempre il medico che cerca una spiegazione scientifica di quello che vede sotto i suoi occhi e poi cerca una soluzione. Oggi come ieri c’è sempre chi spera nella forza risanatrice della natura, una forza che i credenti chiamano “fede”. Anche i sanitari di oggi sono  consapevoli che nonostante abbiano a disposizione presidi tecnologici molto raffinati e abbiano conoscenze scientifiche evolute capire una malattia e trovare il rimedio per correggerla è un problema molto arduo. La forza risanatrice della natura resta sempre la più preziosa alleata di tutti i medici.

Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diagnosi & Terapia
nella rubrica "Arte e Salute" 

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Un articolo sulla "fruttiera di persici" di Ambrogio Figino, è presente sul numero 9 del 20 novembre 2016 a pagina 11

Figino Ambrogio fruttiera persici

Sul numero di settembre 2017 è stato pubblicato un articolo sul quadro "Santa Elisabetta cura i tignosi" di Esteban Murillo.
Altri articoli sono sulla notte di Natale del Correggio, sul medico chirurgo Billrhot, sul medico Jgnàc Semmelweis, sul freddo e l'inverno, su "scienza e carità" di Pablo Picasso.

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Aperto dall'11 maggio 2017
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L'ultimo sognatore 
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Uno scrigno per l'arte.
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da sabato 2 dicembre 2017

 

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aperta fino al 3 dicembre 2017

Prospettiva aerea

"D'un medesimo colore posto in varie distanze ed eguali altezze, tale sarà la proprorzione del suo rischiaramento quale sarà quella delle distanze che ciascuno di essi colori ha dall'occhio che li vede." Leonardo da Vinci (1452 - 1519)
Questa è la prima regola della prospettiva aerea.

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