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Pochi giorni fa sono stato invitato a casa di un amico per vedere un quadro difficile da interpretare. Appena entrato vidi in una posizione privilegiata del salotto una splendida opera. Il quadro che qui riporto in fotografia rappresenta Santa Elisabetta del Portogallo che cura i tignosi. Soggetto dipinto da Esteban Murillo ed appartiene al ciclo dei quadri per l’Hospital de la Caritad di Siviglia. Ho valutato molti particolari e sicuramente si tratta di un dipinto ad olio su tela della seconda metà del seicento. Il quadro è stato foderato nel settecento e questo mi fa ritenere che un secolo dopo la sua esecuzione fosse ritenuto molto importante. Per le dimensioni e per la tecnica rapida e decisa sono sicuro che si tratta di un bozzetto del maestro spagnolo.

murillo bozzetto santa elisabetta cura tignosi

Bartolomè Esteban Murillo  “Santa Elisabetta che cura i tignosi” (bozzetto).
Olio su tela, cm 55x41.  Collezione privata

 

Murillo dipinse questa gloriosa serie di quadri tra il 1671 e il 1674. L’opera definitiva (dimensioni cm. 325x245) ebbe una storia travagliata. Durante il periodo napoleonico venne trasportata a Parigi, poi dopo non poche resistenze ritornò in Spagna ed oggi è possibile ammirarla presso l’Hospital de la Caritad.

Il quadro ci ricorda che durante il periodo di maggior splendore del barocco spagnolo si costruivano fastosi palazzi per dedicarli agli ospedali e questi venivano arricchiti da splendide tele.

Perché si mettevano quadri all’interno degli ospedali? La pittura è un linguaggio universale, comprensibile anche per gli analfabeti, e i quadri figurativi sono un libro aperto dove il contenuto è d’immediata percezione. La fine del XVII° secolo è un periodo dove la scienza medica poteva fare poco. I presidi allora utilizzati erano scarsamente efficaci, la mortalità era elevata e la fede nella guarigione aveva una notevole importanza. Murillo era un pittore profondamente cattolico. Ha dipinto quadri per chiese e per ospedali che, ai tempi, erano tutti gestiti da religiosi. Il quadro definitivo che si può ammirare a Siviglia ha la forma di pala d’altare, cioè un rettangolo che termina in alto con una lunetta semicircolare. Si tratta di un’opera grandiosa predisposta per poter essere ammirata e davanti alla quale numerosi fedeli avranno acceso ceri per chiedere la guarigione con l’intercessione della Santa. 

Interessante è la composizione del quadro. Si osserva una costruzione piramidale: la linea di destra è un suggestivo incrocio di sguardi. Un’anziana popolana ammira Santa Elisabetta e viene da Lei ricambiata con un benevolo sguardo. A sinistra in basso un anziano e poi un ragazzo al quale la Santa sta curando le piaghe sulla testa.     

Al vertice superiore di questo ideale triangolo il volto radioso di Elisabetta. Tutta l’opera concorre ad esaltare la Sua figura, l’utilizzo di colori chiari nel viso e nel velo e la centralità geometrica fanno sì che chi ammira quest’opera necessariamente pone gli occhi sul volto della protagonista.

Altri personaggi animano la scena: interessante è il ragazzo con la medicazione sulla testa che è l’unico a guardare l’osservatore, questo per cercare un’unità ideale tra gli ospiti dell’ospedale e la Santa. Interessanti anche le tre donne sul lato sinistro. Non si tratta di infermiere, ma di nobildonne che aiutano Elisabetta. Ricordo in proposito che Elisabetta del Portogallo è stata regina, quindi le sue aiutanti erano sicuramente signore di nobili origini.

La tigna è una micosi delle zone rivestite da peli, quindi colpiva soprattutto la testa. La terapia proposta non la conosciamo, sappiamo che era trasmissibile da uomo a uomo e la Santa pulisce con le mani, quindi senza protezioni, la testa di un giovane. Il quadro è sicuramente realistico, in passato i dispositivi di protezione individuali erano inesistenti. Quello che è ammirevole è che i curanti, seppur con presidi poco efficaci e con minimi mezzi, offrivano assistenza ai malati correndo il rischio di contagio.

 Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Diagnosi & Terapia

 

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