Questo è un testo scritto dal pittore Gabriele Maloberti che affronta un argomento di interesse universale: la definizione della parola Arte.

Queste parole sono del 1984, quando il pittore esponeva i suoi quadri in molte gallerie d'Italia ed anche in prestigiose sale pubbliche. Nel 1982, a 36 anni, aveva esposto nelle grandi sale del Museo Civico di Castello Ursino riscuotendo un notevole successo e anche un prestigioso riconoscimento dall'Assessorato alla Cultura del comune di Catania. Nella motivazione l'assessore scrisse: "... rilevato il grande valore artistico dei dipinti del maestro Maloberti che ripropone con personalissimi mezzi espressivi una pittura di ispirazione classica, ... ritenuto che tale mostra si pone come proposta culturale nuova e di grande prestigio per la città ... considerata la grande personalità dell'autore che è anche sociologo di buona statura ovunque riconosciuta ..."

maloberti gabriele l autunno Rivergaro 1979

L'autunno

Qui riporto un testo scritto dal Maloberti che affronta il tema della mistificazione. La mistificazione è un problema che riguarda tutti i settori dello scibile e coinvolge tutti gli uomini. Con l'avvento del WEB le mistificazioni sono aumentate a dismisura. Nell'arte il problema è molto importante: l'originale, il nulla, lo sterco, il rottame, ecc. vengono esaltati da una certa critica che definisco mistificatrice. Ricordo che Karl Popper disse che distinguere il vero dal falso è il più importante problema della nostra società. Lo disse già alla fine del XX° secolo. Sono abbastanza convinto che i mistificatori esisteranno sempre. Per fortuna c'è qualcuno che lancia un grido contro la mistificazione. Leggiamo cosa ha scritto nel 1984 Gabriele Maloberti.

maloberti gabriele pittore 1984

Il pittore Gabriele Maloberti nel 1984

Arte e Mistificazione

L'arte è, la celebrazione della forma con il rispetto del contenuto.

Le due istanze, quella classica della rappresentazione e quella romantica del sentimento sono fuse e riunite nella autentica opera d'arte, verso la quale, le valutazioni di carattere utilitaristico, edonistico o anche morale non hanno nessun senso.

L'arte non nasce dal mondo della pratica e dell'azione e l'utile, il piacevole, il buono o il cattivo, sono valori estranei a questo settore della vita spirituale e ogni giudizio che non si uniformi a un criterio puramente estetico non ha ragione d'essere.

Una opera d'arte è bella o brutta: ecco tutto. Se sia buona o cattiva, piacevole o sgradevole, utile o inutile non deve importare nè all'artista, nè ai fruitori, nè ai critici, i quali devono formulare un giudizio estetico e non pratico.

L'arte non è una forma di conoscenza, essendo il primo momento dello spirito, è la più alta forma di conoscenza data all'uomo, perché sua intuizione e visione. 

Conoscenza ma non concetto. Il concetto ed il giudizio sul vero e sul falso, appartengono alla filosofia che, è il momento teoretico (cioè contemplativo) dell'universale.

L'arte sì è pensiero, ma dell'anima, è il sentimento realizzato attraverso un linguaggio tecnico che padroneggia la materia e lega in modo indissolubile l'intenzione pura e la realizzazione concreta.

L'arte è un sentimento rappresentato con ineguagliabile chiarezza, è l'aspirazione dell'uomo che si fa forma espressiva. Non è mai pensiero inespresso nel suo primo momento di soggettività, ma pensiero espresso, pensiero nel suo impatto con il mondo soggettivo.

Le aspirazioni dell'artista, la sua pura intenzione, attraverso l'oggettività della forma si universalizzano. La dicotomia tra mondo dello spirito e della materia, trova nell'arte autentica la sua dissoluzione e la sua sintesi. La materia come indumento della spiritualità, attraverso l'intervento dell'artista viene spogliata e a tutti rivelata la sua nudità, impossibile a vedersi con gli occhi del reale.

Attraverso questa sublimazione del reale, la realtà costituita viene spiritualizzata (ma mai deformata nel senso di una trasmutazione delle leggi della realtà), in una «realtà animica» in cui spiritualità e materialità trovano il loro punto d'incontro, la loro convivenza, la seconda verità in seno agli uomini, alle cose e alla natura.

Chi può giungere a tanto è in grado di avvertire che, le istituzioni di una società, anche nella loro forma più democratica, non potranno risolvere tutti i conflitti, fra l'universale e il particolare, fra gli uomini, la natura e i singoli individui.

Nessuno può liberare Eros dal dominio di Thanatos. Neppure l'arte. Ma esso schiude una dimensione inacessibile ad altre esperienze, una dimensione in cui gli uomini, la natura e le cose, non sono più sottomessi alla norma del principio della realtà costituita. L'artista vive nell'arte «l'illusione» di quella autonomia che è all'uomo negata in seno al mondo del reale.

L'artista autentico diviene attraverso la propria «idea regolativa» l'unico terapeuta dell'umanità nella disperata lotta per la trasformazione del mondo.

Contro il feticismo delle forze produttive, contro il continuo asservimento degli individui da parte delle condizioni oggettive, l'opera d'arte, rappresenta l'ultima meta di tutti i mutamenti, di tutte le rivoluzioni: la libertà e la felicità dell'individuo.

Già portatrice di una sua «illusione» l'arte non potrà mai essere asservita ad un processo rivoluzionario, avere un ruolo o potenziale politico. Ciò che vi è di veramente rivoluzionario e sovversivo nell'opera d'arte autentica non risiede nel contenuto o nelle intenzioni esplicitamente politiche o dall'essere indirizzata alla classe in lotta, ma è intrinseco alla forma estetica stessa, risiede nella sua «essenza estetica».

In quanto appartenente alla sfera dell'Eros, il Bello rappresenta in principio del piacere e si ribella in tal modo al prevalente principio della dominazione. La produzione della forma estetica obbedisce alla legge del Bello e la dialettica di affermazione e dolore è la dialettica del Bello. Questo universo estetico è la strada per il recupero del principio del piacere, dell'Eros e quindi della felicità.

Consapevole dell'intrinseca portata rivoluzionaria dell'arte, che attraverso ilconseguimento della felicità, soddisfa i fondamentali diritti dell'anima spirituale, l'autentico artista, non potrà mai collaborare come militante al rinnovamento della società. Mai potrà essere strumento per la società in quanto riferimento per l'umanità.

Il suo universo estetico prende origine da un sentire che è cosmico, che trascende la realtà costituita nelle sue varie e mutevoli forme espressive. Le «rappresentazioni collettive», cioè le idee della coscienza sociale, che qualcuno ama ancor far derivare ipso facto dal dal sistema produttivo, non hanno e non potranno mai influire sulla sua ispirazione.

Qualunque sia l'ethos del tempo in cui opera, egli trova la sua ispirazione nei dettami del suo io eterno e non dell'io soggettivo contingente. La contraddizione dalla quale scaturisce l'essenza poetica della sua arte, è tra io eterno e mondo oggettivo, tra mondo del soprasensibile q quello del sensibile; e come l'io eterno dell'uomo assume mediante la tecnica dell'espressione corporea, la base materiale per vivere, competere ed edificare nuovo spirito, in un mondo soggetto alle leggi della materia, così l'io dell'artista, calandosi nella realtà costituita attraverso la tecnica artistica, la penetra, se ne impossessa, la modifica, rivendicandone lo spirito.

Il nomos (1) a cui l'arte obbedisce non è quello del principio della realtà costituita, bensì quello della sua negazione.

Ma mai una negazione fine a sè stessa. L'arte nega per affermare.

Nega l'ineluttabilità della realtà costituita ed afferma quella dello spirito puro che trascende gli uomini, la natura e le cose.

Ma prima di negare essa conosce e per conoscere la realtà costituita la «tecnica di conoscenza» deve essere assolutamente capace di rilevarne le leggi il più realmente possibile. Il possesso di queste «leggi reali della realtà», è veicolo e condizione del momento affermativo dell'arte. Senza la loro conoscenza non è mai possibile compierne il miracolo. In tal caso l'io, così confinato ai limiti di quello eterno, nel mondo metafisico del soprasensibile, può produrre altre esperienze spirituali, ma isolato dalla propria incapacità alla comunicazione con il reale, mai produrrà quella artistica.

maloberti gabriele e un Turchese per Anello New York 1982

E un turchese per anello

 

Ogni sforzo di produrre l'opera d'arte sarà vano, quanto gli sforzi di chi, senza il dono della levitazione, cercasse di alzare sè stesso tirandosi per i lacci delle scarpe.

Senza la conoscenza delle arti divine, ovvero senza il possesso di una elevata spiritualità derivante dall'assoluta padronanza e compenetrazione del fenomeno reale, non è possibile compiere alcun miracolo sulla materia.

Ma come qualunque miracolo, anche quello dell'arte è metastorico.

Una volta compiuto trascende tutte le situazioni storiche specifiche, rimanendo tale in tutte le epoche, in tutte le culture, per tutte le razze, per tutti gli uomini di qualunque estrazione ed età.

La possibilità dell' «altra verità» che appare nell'arte la rende originaria e autonoma da tutto e da tutti ma non da Dio, l'arte autentica, l'arte perenne, appare lo strumento dato da Dio agli uomini perché attraverso la bellezza perenne uccidano la bruttezza contingente della realtà.

L'orizzonte della storia è ancora aperto, Eros e Thanatos universali da secoli, sul terreno della produzione artistica e della sua fruizione si fronteggiano in aspre battaglie, ma haimé ..... l'opera d'arte autentica con la sua «illusione» è irremovibile, indistruttibile è perennemente «l'idea regolativa», profondamente piantata tra la terra e il cielo che sfida la realtà della morte all'ultimo sangue.

Gabriele Maloberti

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1 - Nomos: le leggi degli uomini secondo i sofisti. Questi distinguevano le leggi naturali (physis) dalle leggi degli uomini (nomos).

 maloberti gabriele musicista 1984

 

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